Il giorno dell'ape

Emma (27/02/2026) - Voto: 3/5
Troppo lungo, troppo dettagliato, anche là dove non sarebbe stato necessario. Per questo si fatica ad andare avanti, a lasciarsi coinvolgere dalla trama.. Ci sono parti più travolgenti, personaggi con cui entri in empatia, ma l'insieme risulta pesante e faticoso.. Ed evito di parlare del finale. Ma come? Mi hai raccontato tutto, ma proprio tutto e mi lasci un finale ambiguo? Vuoi fare l'ultimo sforzo di dirmi come va a finire? Come se l'autore non avesse saputo trovare la soluzione adeguata,.. E poi troppi temi: quello ecologista, il bullismo, l'omosessualità, l' incomunicabilità, la solutudine... . Diciamo che ognuno dei capitoli poteva essere un romanzo a se stante.
ANDRICCI (09/02/2026) - Voto: 3/5
La lettura de Il giorno dell’ape è stata, per me, una delusione. Avevo aspettative alte, alimentate da recensioni entusiastiche dei critici e dal successo del libro, e invece questa esperienza mi ha confermato quanto sia spesso più prudente fidarsi dei giudizi dei lettori comuni, di chi i libri li compra e li paga, piuttosto che dei professionisti della critica. Il romanzo è scritto bene, questo va detto. Nonostante le quasi 700 pagine, la narrazione è in larga parte scorrevole. Fanno eccezione i capitoli “scritti” da Imelda, privi di punteggiatura: una scelta stilistica che ho dovuto approfondire altrove, scoprendo l’intento dell’autore di riprodurre un flusso di pensiero istintivo e quasi animalesco, coerente con le origini umili e la scarsa formazione del personaggio. Una scelta interessante, ma che alla lunga appesantisce. Il vero punto di forza del libro sta nello sguardo incrociato dei quattro membri della famiglia Barnes: gli stessi eventi assumono significati diversi a seconda di chi li osserva, e le reazioni di uno finiscono per condizionare irreversibilmente le vite degli altri. È un romanzo su ciò che accade quando mancano comunicazione, empatia, sincerità. Se solo ce ne fosse stata di più, l’epilogo sarebbe stato diverso. Ed è proprio il finale il problema. Talmente drammatico da risultare respingente. Coinvolge, sì, ma fino a farti desiderare di fermare i personaggi, di entrare nel libro per gridare “fermi!”. Quando il meccanismo narrativo diventa chiaro e il tempo si frammenta volutamente, cresce un senso di angoscia che culmina in un epilogo iperdrammatico, eccessivo, quasi punitivo. A libro chiuso resta una sensazione di rifiuto, e la certezza che non lo rileggerò mai. Tre stelle sono una media: cinque per gran parte della storia, una – perché zero non si può dare – per il finale. Peccato.
anna (21/01/2026) - Voto: 1/5
Comprendo l'esaltazione di questo libro perché la storia che racconta è molto vicina alla realtà dei giorni nostri. Le due generazioni rappresentate nel libro non si discostano molto dalle corrispondenti generazioni attuali. Tanti accaniti ambientalisti nelle parole ma poi nei fatti produttori seriali di rifiuti in quanto consumatori di prodotti dei fast food e distruttori di se stessi attraverso l'uso smodato di alcolici e droghe. Tanto saccenti, quanto poveri di valori per quanto riguarda l'uso del proprio corpo che non segue un sentimento vero ma solo istinti degradanti. Dopo 645 pagine a dir poco grottesche speravo in un finale che riscattasse tanta desolazione. Manco quello! Probabilmente non mi è piaciuto perché appartengo ad un'altra generazione.
Pabla (16/01/2026) - Voto: 1/5
Attratta dal titolo e dalla copertina del libro ( ebbene si! compro il libri a scatola chiusa) ho letto questo orribile libro con 4 tipi di narrazione, uno per ogni personaggio familiare. Storia altamente sconclusionata, in cui l'incomunicabilità la fa da padrona e il disagio psichico è palpabile. Non mi è piaciuto per niente
mirare (10/01/2026) - Voto: 1/5
Ho ascoltato questo romanzo in audiolibro, è stato come trascorrere in treno 25 ore e 52 minuti per un lungo viaggio, a volte allietato dalla presenza  di passeggeri interessanti e controversi, con i loro drammi, i loro segreti, le loro fragilità, a volte reso noioso dai loro racconti, superflui, prolissi e ripetitivi, che mio malgrado dovevo sorbirmi. Allo scadere delle 25 ore e 52 minuti, ormai stremato, ho chiesto al capotreno: "ma qual'è la metà? Dove siamo diretti?" ...E lui: "non lo chieda a me, non ne ho la più pallida idea, il viaggio finisce qui, senza un come e senza un perché." Ho provato a chiedere la restituzione del mio tempo, ma mi è stato detto che era ormai troppo tardi.