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La casa sull'argine. La saga della famiglia Casadio
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rigus68
(30/08/2022) -
Voto: 4/5
Lunga saga familiare, di quasi due secoli, che narra la nascita del clan dei Casadio, nel 1800, per il matrimonio tra il quarantacinquenne Giacomo Casadio e la giovane zingara Viollca, una sensitiva. Molti dei discendenti erediteranno questo dono materno e saranno in grado di predire eventi sia gioiosi sia funesti. Gran parte del romanzo si svolge in riva al Po, nel villaggio di Stellata, anche se alcuni discendenti emigrano in Brasile. Il loro primo figlio Acari, detto Dollaro, è forse il personaggio più accattivante e più longevo, e, con la moglie Domenica Procacci, darà origine a una schiera di discendenti le cui sorti saranno seguite fino ai nostri giorni. Il fatto che la Raimondi sia l’autrice anche dei Leoni di Sicilia – La Saga dei Florio, è una garanzia, dato l’enorme successo di quest’ultima sua opera. E anche quest’ultimo suo lavoro non smentisce la notevole arte della scrittrice. Sembra che sfornare saghe familiari sia la sua specialità. Forse non diventeranno mai famose come, e.g., la Saga dei Forsyte e altre cronache di famiglie illustri, ma hanno conquistato un posto di prestigio nella narrative mondiale. Apprezzabile anche la foto di copertina, un dettaglio della tela Daydreaming by the shore, dipinta nel 1895 dal pittore austriaco Eugenio de Blaas. Confesso, sembra che la ragazza sia assorta a contemplare le placide acque del Po che le fluiscono a fronte. Il racconto è immerso nell’atmosfera del “realismo magico”, così cara agli scrittori sudamericani. Credo che la parte più accattivante del romanzo sia negli eventi successi nell’arco di tutto il secolo dal 1800. Gli episodi che si riferiscono al secolo successivo, e.g., le occupazioni della Statale a Milano, l’ultra-sinistra all’attacco dei poteri forti dello stato, non riescono a trovare lo spazio che meriterebbero. In tanta parte della nostra letteratura, soprattutto dei nostri avi latini, si trovano interiezioni tipo “mehercules” (io preferisco mejupiter) ma “Dio fuciliere” mi è nuova! Plauso.
Dudi66
(15/05/2022) -
Voto: 4/5
Una saga che attraversa 1 secolo di storia da noi vissuta e non ma che ci consente di ricordare racconti e periodi vissuti. Un libro che si legge volentieri anche se non presenta colpi di scena particolari. Mi sono piaciute anche le frasi in dialetto .
annalisotta
(15/05/2022) -
Voto: 2/5
Le cose sono due: o all'autrice è stato imposto un numero ristretto di pagine, che hanno reso il libro affrettato e superficiale, oppure tutto è stato proprio studiato per essere così, con una scrittura che dice tutto e niente, che si sofferma solo un attimo su eventi e personaggi per poi passare ad altro. È davvero un peccato, perché gli eventi narrati sarebbero pure interessanti, ma è insopportabile vedere personaggi che nascono e muoiono nel giro di poche pagine, senza che nulla venga approfondito a dovere. Ci sono due o tre frasi che sembrano messe apposta per essere sottolineate, qualche parte di dialogo in dialetto che fa colore, e via. Se siete abituati a libri complessi e che non si limitano a "raccontare", ma "mostrano" ciò che vogliono dire, allora evitate.
Luciano
(17/02/2022) -
Voto: 5/5
Racconto ben costruito, senza sbavature populiste. L'indagine storica che fa da sfondo alla narrazione non appesantisce la scrittura, adatta all'ambiente rappresentato ed ai personaggi che vi agiscono. La lettura accattivante genera interesse e partecipazione, disegna senza esaltazione né partigianeria i cambiamenti dell'ambiente sociale che tratta.
Giancarlo Vietri
(27/12/2021) -
Voto: 3/5
Un romanzo che si legge e si legge anche bene, ma che manca un po’ di brillantezza. Si presenta come saga familiare e quindi anche come romanzo storico, ma la storia resta fuori della porta, si affaccia qua e là, quasi perché deve, e assume vividezza solo in occasione di due episodi, quello del ragazzo partigiano e quello della ragazza che resta coinvolta nella lotta armata degli anni di piombo. Inoltre l’eccessivo ricorso ad apparizioni di fantasmi e a fenomeni extra normali sembra fatto a bella posta per sollecitare l’attenzione dei lettori.
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