Sotto mentite spoglie

Francesco (11/01/2026) - Voto: 4/5
La prosa è gradevole, come al solito, anche un po’ di più. Si conferma un Rocco Schiavone capace di umanità profonda mascherata da una spessa scorza da burbero. Più che il caso in sé sono gradevoli le innumerevoli digressioni: è simpatico che abbia strizzato l’occhio ai lettori che conservano reminiscenze del liceo, tipo Ugo Foscolo, Kant, Dioniso, nonché accenni all’arte “è come chiedere a Cezanne di pitturare il muro” e via citando. Più seccanti le innumerevoli volte che si mangiano le paste di Deruta. Un complimento a Lupa, che è proprio una brava cagnolina. Il caso si trascina per per l’80% del libro ed è un po’ troppo dilato: 550 pagine sono tantine e veramente auspico che Manzini non si sia fatto contagiare dalla linea americana per la quale se i libri hanno meno di 500 pagine non si vendono.
Marco (05/01/2026) - Voto: 5/5
Nove autori su dieci vincono anche concorsi letterari famosi, vengono osannati dalla critica, vengono proposti dalle rubriche letterarie, vincono persino Nobel per la letteratura... e poi quando leggi i loro libri ti accorgi di aver buttato i tuoi soldi, per il semplice motivo che sono di una NOIA MORTALE, tanto che, qualche volta, li ho letti fino a metà, nella vana speranza che ad un certo punto migliorassero.... e poi li ho gettati via. Con il dubbio se gettarli nella carta o nell'indifferenziata... Sono i libri per cui la gente non legge o smette di farlo (e gli esperti si chiedono chissà mai perchè, senza pensare che uno legga anche per svagarsi e non solo per cercare di capire i problemi di vita e psicologici, passati o presenti, o di conoscere la storia della vita dell'autore). Poi ci sono quegli autori che appartengono alla seconda categoria: quelli che forse non vinceranno un Nobel, quelli che sono un godimento già dalle prime pagine e che non riesci a smettere di leggere, come tutti quelli di Alessandro Manzini e questo libro come i precedenti non si smentisce... e ti fanno ringraziare di amare la lettura...
Silvietta (05/01/2026) - Voto: 5/5
Nel finale si conosce appena il nome di un nuovo personaggio (mezza paginetta e già quasi riusciamo a figurarcela, la capacità di Manzini di caratterizzare i personaggi è pura maestria) e io già non vedo l'ora di fare ufficialmente la sua conoscenza nel prossimo romanzo. Esco sempre soddisfatta dai romanzi della serie di Rocco Schiavone! Adoro tutti! Questa indagine è molto intrigante, ma non mancano romanticismo e punte di pura comicità (tra la rapina e la Gambino, mi sono ritrovata più volte a ridere leggendo)! Alla prox
Silde1958 (27/12/2025) - Voto: 2/5
Meno male che me lo hanno prestato, altrimenti avrei pianto x i soldi spesi. Ormai anche Manzini è entrato nella logica che chiamo “un tanto al chilo”, cioè ora i libri li riempio di particolari, personaggi, sottovicende (del tutto irrilevanti) così arrivo a fare un bel librone grosso. Peccato che poi il risultato sia quello di un libro pesante, noioso. La trama poliziesca è particolarmente astrusa, quasi quasi prevalgono le vicende minute di natura personale dei personaggi ricorrenti e dallo stesso Schiavone in giù questi stessi personaggi stanno spesso assumendo caratteri caricaturali. D’Intino e le sue poesie non si possono leggere, Schiavone ingiustificatamente cafone con sottoposti e persone con cui interagisce. Mah, non so se continuerò a leggerlo.
Capitano10 (26/12/2025) - Voto: 3/5
Manzini è sempre bravo ma stavolta poteva risparmiarci un centinaio di pagine. Storia carina ma a volte troppo “allungata”. Spero nel prossimo, sicuramente sarà migliore